Fan fiction scritta ed inventata da me. Vietato postare in altri forum senza il mio permesso o spacciandola per un vostro lavoro.Note: E' una alternative universite e c'è rischio spoiler. Siete avvisati.
- Primo capitolo: “Solo da sempre” -
Era il 21 Dicembre, e nella città di Konoha era una giornata fredda e nuvolosa che sembrava prometter pioggia. Era tempo di cioccolata calda, con la panna montata, per sopportare il gelido inverno; le strade erano ricoperte in gran parte di neve e ovunque si andasse si poteva percepire la gioiosa ma soffocante atmosfera natalizia.
Le vie erano piene di gente spensierata e sorridente, e ognuno portava valanghe di pacchetti e pacchettini: gli ultimi acquisti prima del gran giorno. Tutti erano in compagnia: famiglie, gruppi di amici e sdolcinate coppiette che si divertivano tutti insieme.
Ma un ragazzo si distingueva dalla folla. Aveva i capelli color del sole e gli occhi zaffiri erano profondi e penetranti come le acque più limpide dell'oceano. A contraddistinguerlo erano tre segni simmetrici, probabilmente cicatrici, presenti su entrambe le guance. Si chiamava Naruto Uzumaki e aveva 18 anni da poco compiuti.
Quel giorno indossava un semplice paio di jeans blu scuro, una camicia bianca e sopra una pesante giacca di pelle nera.
Camminava pensieroso a testa china con lo sguardo assente percorrendo con non curanza la strada che ormai conosceva a memoria.
Lasciò le vie principali e si diresse verso una collinetta che a piedi si poteva raggiungere in una ventina di minuti. Lì sopra si trovava un cimitero. Quando ci fu arrivato, spinse delicatamente il cancello di metallo nero che cigolò come sempre.
Quel luogo, quel rumore... Per lui era tutto così familiare...
Per lui, quel luogo di dolore, di desolazione, di disperazione equivaleva a casa sua perché era lì che la sua famiglia, fin dai suoi primi ricordi, era sempre stata.
Meccanicamente salutò con un falso sorriso la signorina che all’ingresso vendeva i fiori da mettere sulle lapidi. Ogni volta era così: Naruto si sforzava di sembrare felice, lei gli chiedeva che fiori volesse, lui rispondeva e pagava per svanire poco dopo nel labirintico Campo Santo.
? = “Ciao Naruto, che fiori posso darti quest’oggi?”
N = “Quelli di ieri vanno bene, grazie Ino.”
Disse, porgendo intanto i soldi che la giovane ragazza prese dando in cambio il mazzo di fiori.
Ino Yamanaka era una giovane ragazza della stessa età di Naruto. Aveva lunghi capelli biondi chiari e occhi azzurro acqua con uno sguardo molto suadente e penetrante. Ormai conosceva Naruto da molto tempo, ma le loro discussioni erano sempre identiche, non erano mai andate oltre.
I genitori di Ino avevano un negozio di fiori in città, e lei era stata mandata a vendere i fiori all’entrata del cimitero per aumentare i guadagni: la sua famiglia era molto attaccata al denaro.
Il biondo prese il mazzo e se ne andò per la sua strada, dimenticandosi anche di salutare la ragazza.
Solitamente, quando andava a trovare quotidianamente i suoi genitori, era un po’ più allegro: ormai si era abituato all’idea di essere orfano, e anche al fatto di non avere amici o una fidanzata.
Non era nemmeno il primo Natale che passava a casa da solo, con l’abitazione spoglia da decorazioni e senza albero. Continuava a chiedersi perché la vita gli avesse fatto uno scherzo così crudele, perché il fato volesse che non trovasse nessuno di speciale.
Ormai era stanco. Stanco di esser sempre isolato, sia a scuola sia al lavoro.
Stanco della sua vita monotona.
Infatti, ogni giorno tutto si ripeteva senza sosta: al mattino andava a scuola e subito dopo pranzo correva al lavoro. Quando finiva, andava al cimitero e poi tornava a casa sua.
Lavorava come insegnante di pianoforte in una delle migliori scuole di musica della città.
Fin da quando era piccolo era legato a quello strumento: aveva un album di foto a casa sua, dove c’erano scatti di suo padre che suonava il piano mentre sua madre il violino. Per questo motivo decise di imparare a suonare: per sentirsi più legato ai genitori, per poter sentire nella musica la loro presenza. Perché quando suonava, lui li sentiva più vicini che mai e proprio grazie a questo riusciva a scrivere delle melodie magnifiche, sublimi, ricche di sentimento.
Arrivò davanti a due semplici lapidi di marmo nero, a forma rettangolare alte mezzo metro circa. A separarle c’era una statuetta della Vergine Maria, in marmo bianco. Su di esse erano incisi i nomi “Minato Namikaze” e “Kushina Uzumaki”.
Suo padre che, come si vedeva nella foto sulla tomba era la sua fotocopia, era morto per un tumore alla testa prima di potersi sposare con Kushina, per questo motivo Naruto ereditò il cognome da lei. La madre, una donna dai lunghi capelli rossi e gli occhi color smeraldo, era morta durante il parto e per questo motivo il biondino era fermamente convinto di essere il responsabile della scomparsa della madre.
Divise a metà il mazzo di potentille arancioni e posò i fiori accanto ad entrambe le foto che si fermò a fissare per un lungo periodo di tempo, senza piangere: ormai non aveva più lacrime dentro di se, il dolore era divenuto il suo migliore amico.
Si chinò accanto alla tomba del padre continuando a fissare la sua foto. Poi spostò lo sguardo per leggere la solita frase che ormai conosceva a memoria, ma che sempre riusciva a confortarlo.
Essa era incisa per metà sulla lapide del padre e finiva su quella della madre; la prima parte diceva così:
“L’arte di amare è un mistero che nessuno potrà mai svelare e chi riuscirà a dargli un significato, vorrà dire che non proverà mai un amore sincero...”
La lesse, e con un dito tenne il segno. Lui non aveva ancora provato ad amare e si chiedeva se un giorno ne sarebbe mai stato capace. Poi, senza guardare verso la lapide della madre, recitò a bassa voce il continuo della frase:
N = “Gli angeli sono i padroni di tale mistero: solo loro potranno donarci l’immensa gioia di amare, solo loro potranno renderci felici senza chiedere nulla in cambio. Basterà credere in loro.”
Disse in un lieve sussurro, così lieve che solo lui poteva percepire.
Quella era la frase che fu incisa sulle loro lapidi come a testimonianza del loro grande amore.
Naruto aveva provato a credere negli angeli, ma non era mai cambiato niente.
Non aveva mai incontrato nessuno sulla sua strada da poter chiamare davvero “amico”, figuriamoci una ragazza con cui condividere la sua esistenza... Ma non poteva nemmeno immaginare cosa gli sarebbe successo. Non poteva minimamente immaginare come la sua vita sarebbe radicalmente cambiata da quel giorno.
Infatti, fu proprio quando girò la testa che si accorse che c’era qualcuno vicino a lui.
Vide dei piedi pendere dalla lapide della madre e quando alzò lo sguardo, rimase senza parole.
Era lì, seduta sulla lapide di sua madre con le mani unite davanti alla bocca...
E piangeva... Piangeva per lui.
E insieme a lei, anche il cielo cominciò a piangere.
Su entrambi leggere e candide goccioline di acqua, limpide e fredde come una sorgente in alta montagna, iniziarono a scorrere.
- Fine primo capitolo -
Curiosità: la Potentilla è una pianta il cui nome è di origine latina, ed è composto dalla radice “potentia”, cioè potenza e forza, e dalla desinenza “illa” che è un diminutivo; letteralmente, dunque, significa grande forza in un piccolo fiore. Il significato simbolico attribuito alla Potentilla è quello dell’amore materno; pare, infatti, che quando piove, le foglie si racchiudano sopra il fiore come per proteggerlo.
Questa è la mia primissima fan fiction! Spero che questo primo capitolo vi sia piaciuto! ^^
Vi prego, siate sinceri con i commenti! Al prossimo capitolo!